RAZIONALE


Di momenti cruciali la Sanità italiana ne ha attraversati tanti e ogni volta è sembrato fosse quello decisivo con l’idea che nulla dopo sarebbe stato più lo stesso.
Non farebbe eccezione questo particolare momento storico anche con il rischio di evocare pure quest’anno l’ineluttabilità degli eventi e derubricarlo tra un anno come “non così cruciale, l’abbiamo svangata”.
La verità è che da qualche decennio la sanità italiana incassa urti incrementali più o meno grandi e, in maniera resiliente, li assorbe - adattandosi ogni volta con più fatica - e si rialza.
Quest’anno, però, una serie di cambiamenti di scenario più robusti in corso (vedi uscite pensionistiche) e altri all’orizzonte di breve termine (vedi regionalismo differenziato) si aggiunge agli urti precedenti che non hanno ancora scaricato la propria forza e sembra anticipare un punto di rottura epocale.
Non vogliamo dare in questa sede giudici politici sulle evoluzioni istituzionali in corso ma da freddi osservatori tecnici non possiamo non registrare che quello che si prepara, magari come opportunità, è la rottura di un certo equilibrio e la ricerca, stavolta più “laboriosa”, di un nuovo equilibrio. È quello che succede in tutti i sistemi complessi: a numerose piccole variazioni di equilibrio nel tempo, si alternano poche e traumatiche “cesure di linea”. La recente difficoltà a reperire qualificate figure
professionali sul mercato del lavoro anche presso Regioni diciamo “dotate” basta da sola a prefigurare una imminente assenza di continuità su molti fronti.
È per questi motivi che l’edizione di quest’anno del Forum Mediterraneo l’abbiamo intitolata “Sanità di svolta”, senza alcun intento apocalittico ma con spirito costruttivo offrendo spazio di confronto sulle diverse alternative al “dopo” qualunque forma prenderà e visibilità a soluzioni “da Sud”.
Ancora “Sud”. Perché se alcune Regioni potranno fondare il proprio “dopo” su condizioni di partenza più solide non così sarà per le Regioni meridionali che sulla risorsa umana, per esempio, scontano vistose disparità di dotazione rispetto a quelle del centro-nord e, per contro, un fabbisogno di assistenza (vedi prevalenza standardizzata di cronicità) più elevato. E proprio questa volta il Sud non può rispolverare il refrain certamente importante ma ora un po’ logoro del “più soldi”.
Le risorse finanziarie sono importanti ma, riteniamo, siano più importanti le soluzioni: organizzative, istituzionali, tecnologiche, cliniche. E quali che siano, comunque “differenziate” (quelle si) rispetto alle altre aree del Paese. Trovate le buone soluzioni, finanziarle potrebbe richiedere ben altro che la semplice (e mai davvero voluta) redistribuzione della quota capitaria in base all’indice di deprivazione sociale.
Di idee quest’anno ce ne sono a tal punto che l’edizione 2019 del Forum si è estesa su tre giorni solo per fare spazio al maggior numero di iniziative. Sono almeno cinque i filoni tematici cui ricondurre idealmente le oltre trenta sessioni:
•    Sanità di anticipo, con la prevenzione a scuola, l’uso dei Big Data per la Salute, gli interventi congiunti su Ambiente e Salute, le politiche di sicurezza integrata;
•    Tecnologia intelligente, con le opportunità offerte dalla sanità digitale e dalla telemedicina per complementare, mai sostituire, l’azione del professionista in nuovi paradigmi organizzativi;
•    Partnership innovativa, con la necessità di un ripensamento del ruolo del privato accreditato sui tradizionali servizi affamati di professionisti e i nuovi servizi territoriali alla ricerca di modelli inediti di integrazione pubblico-privato;
•    Salute della fragilità, con le buone pratiche per le fasce più deboli di cittadini, come i bambini, i detenuti, i disabili i malati rari;
•    Professionisti propositivi, con le idee provenienti da chi conosce la “domanda” di salute dei cittadini, corrente e prospettica, osservandola sul campo.
E l’accresciuta propositività di interlocutori vecchi e nuovi di questo Forum che si sta sempre più qualificando come appuntamento fisso sul panorama nazionale lascia ben sperare chi nei passaggi critici vede soprattutto opportunità di più vantaggiosi punti di equilibrio del sistema.